Mentori è una rubrica che curo sul mensile Formiche. Racconto i contesti e i personaggi che popolano i nuovi mondi della conoscenza digitale. Sconvolgenti spesso, sempre straordinari e sconfinati. I nostri Mentori (nostri nel senso di italiani) definiscono una leadership d’impresa e culturale. E ogni anno, a insindacabile decisione di Formiche, uno di loro sale sul palco di Areté.

MENTORI GIAMPAOLO FERRADINI, KJUICE POLIHUB

IL SUCCO DELLA CONOSCENZA

2,8 miliardi di persone sono iscritte a un social network.  Ogni giorno attivi in 620 milioni di utenti attivi con: tremila milioni di like; 350 milioni di foto su Facebook; 400 milioni di tweet; 10 di giudizi su Linkedin; 40 mila ricerche al secondo, 3.5 bilioni al giorno su Google. Flussi di conoscenza impazziti: come gestire l’enorme massa della cultura veicolata dal digitale?

———

La porta di ingresso – inutile girarci intorno – si chiama Google, una posizione dominante (fin troppo a quanto pare…) che non è in discussione.  Con un indice di oltre 150 miliardi di pagine il motore di ricerca rappresenta un vero e proprio anello di congiunzione tra off e on. Così come Facebook con i suoi 500 milioni di utenti è sinonimo di relazione aumentata. Dunque la generazione degli uomini e delle donne che possono parlare, scrivere,  ascoltare, vedere, odorare, esprimere, toccare, è affiancata e progressivamente sostituita da una generazione che oltre a questo può gestire tutte le informazioni disponibili al mondo in tutti i campi, comunicare con chiunque in qualsiasi momento e con qualsiasi linguaggio. Che può trasformare la realtà aumentandola di informazioni, visioni, emozioni e perfino di oggetti, e non solo virtuali. Tutto questo è possibile per chiunque e da qualsiasi luogo.

La domanda allora è: come gestire questa enorme massa di informazioni e assicurare forma e sostanza alla nostre capacità intellettuali? E ancora: la modalità libro (anche digitale) può essere considerata ancora lo ‘strumento’ di trasmissione del sapere? Certamente no.
Perché devo leggere i libri dalla prima all’ultima pagina? – si è chiesto Giampaolo Ferradini – E’ efficiente? La linearità nella lettura richiede tanto tempo… Dalla necessità di molto tempo deriva la cronica limitatezza degli argomenti che si possono approfondire. Questi due elementi a loro volta causano: lentezza nella trasmissione e nell’accesso alla nuova conoscenza; scarsa interdisciplinarietà; cultura cronicamente incompleta. I libri, e il materiale derivato, sono ancora quasi del tutto a struttura lineare nell’accesso. Ma in realtà quali sono e dove sono le informazioni rilevanti?”. Ancora una volta guardiamo a Google: come faremmo ad accedere alle informazioni richieste se dovessimo ogni volta ‘sfogliare’ le pagine il cui numero aumenta esponenzialmente ogni giorno? Un altro esempio, la gestione dei brani musicali: siamo passati dalla ricerca lineare, il singolo disco, alla fruizione digitale: ora si può accedere a tutta la musica del mondo da un posto solo, ricevere le proposte di brani sulla base dei propri gusti; ascoltare qualsiasi cosa si desideri. Ed ecco che Giampaolo concepisce Kjuice, start up incubata in PoliHub a Milano. “L’opportunità cioè di entrare in contatto con il tema specifico della socializzazione della conoscenza, e della conoscenza “aumentata”, campi nei quali si osserva una ricerca molto vivace e che preannuncia cambiamenti profondi, disruption  e accelerazioni nel modo in cui viene trasmessa. KJ consente di sottolineare i testi gerarchicamente, e grazie a queste evidenziazioni estrarre tre livelli di sintesi del testo. Il primo a svolgere questo lavoro rende un servizio agli altri lettori, permettendo loro di impossessarsi dell’argomento trattato in modo molto più rapido e finalmente non strettamente lineare. Non solo. Ogni lettore in realtà “aumenta” il materiale grazie al suo particolare punto di vista che gli permette di cogliere ­ ed evidenziare ­ aspetti che potrebbero sfuggire ad altri, e valorizza il proprio sforzo sia cristallizzandolo per se stesso, in modo da poter recuperare le proprie comprensioni anche a distanza di molto tempo, sia condividendolo. Questo meccanismo da un lato promette di funzionare come il data mining per i testi, consentendo ad una comunità di ridurre la complessità e rendere approcciabili anche materiali testuali molto estesi; dall’altro di aumentare il valore dei testi grazie alla expertise degli occhi che lo esaminano”.

Ogni lettore può creare un proprio percorso di lettura sottolineandolo per poi condividerlo. KJ estrarrà diversi riassunti dal testo originale, con altrettanti livelli di sintesi. “Questo lavoro rende molto più efficienti le letture successive perché consente di tenere facilmente traccia delle conclusioni a cui si è giunti e dei punti importanti rilevati durante la lettura. Genererà anche un beneficio rilevante per gli utenti che vengono dopo il primo contributo di lettura: potranno immediatamente risalire ai punti cruciali identificati dal primo lettore, risparmiandosi la fruizione completa del testo se non sono interessati. Ovviamente possono compiere il percorso inverso, espandere quanto letto e attraverso i vari livelli di approfondimento giungere fino al testo completo”.

Kjuice potrebbe aprire una nuova strada alla gestione della conoscenza. Proporre un’alternativa valida e consistente alla lettura lineare. La formula social, inoltre, potrebbe essere travolgente… “Lo strumento costituisce una sorta di text mining “crowdsourced”, grazie al quale i lettori possono sintetizzare le proprie comprensioni dei documenti e condividerle a beneficio di chi li segue, sia in forma privata che pubblica. Naturalmente i lettori che leggono le versioni sintetiche potranno esprimere il proprio gradimento, in modo da facilitare la scelta fra diverse sintesi in caso di versioni multiple. Una piattaforma social, con la quale: scoprire dove è il succo di ogni libro senza doverlo leggere necessariamente tutto, mostrarlo ad altri, semplicemente scegliendo chi sa e/o può aiutarmi a leggere meglio. Magarei uno scienziato o più semplicemente il mio vicino di casa…

Una cosa è certa: nella gestione della conoscenza niente sarà più come prima. E dunque: quis custodiet custodes?

 

GIAMPAOLO FERRADINI

Giampaolo Ferradini, 46 anni, laurea inEconomia Aziendale all’Università Bocconi, corso lungo in Management dell’E-business al MIP-Politecnico di Milano.
Per quindici di anni ha operato nel mondo della finanza in vari ruoli: gestione fondi, trading e strutturazione di prodotti finanziari per il retail. In quest’ultimo ruolo ha formato la rete italiana di un importante gruppo internazionale, abilitandola alla vendita di strumenti innovativi e quotati in Borsa.

Fondatore di KJuice.