Poco più di un anno fa leggevo: il futuro del business nel digitale è la realtà aumentata, pubblica amministrazione compresa. Pensavo agli effetti speciali, tanta tecnologia e mercato tutto da scoprire. Ma oggi ho capito: la realtà aumentata è l’anello di congiunzione fra la fisicità e il mondo digitale. Cioè il tutto nella gestione della conoscenza. A cominciare dal mondo dell’informazione e della comunicazione

 

E’ cambiato il modo di leggere, di guardare. E’ il cambiato il modo di fruire delle informazioni e delle comunicazioni. La realtà aumentata propone nuovi modelli di gestione della conoscenza che alimentano innnumerevoli percorsi multimediali e di gamification. A tutti i livelli di profondità possibili e immaginabili, divertenti e coinvolgenti; ovviamente tracciati, geolocalizzati. Un nuovo, straordinariamente potente, strumento di relazione.

La prima notizia è che la realtà aumentata è accessibile a chiunque e con qualsiasi device. A cominciare dallo smartphone, dal mobile che è diventato una vera e propria appendice umana. La seconda – di conseguenza – è che l’aumento è ovunque e per sempre. Fin quando un server remoto lo sosterrà… Resta dunque a questo punto da capire che cosa si aumenta e per fare che. Legittimissima domanda, difficilissima risposta. Perché l’intero scibile umano è aumento e oggetto/soggetto aumentabile nello stesso tempo. Bello da dire, meno da gestire: il rischio è l’ingorgo nei processi della conoscenza e l’interminabile gioco dell’uovo e della gallina.

Niente è ormai più come prima. I primi a farne le spese potrebbero essere proprio le icone dell’informazione e della comunicazione: i giornali. Che potranno cogliere le enormi opportunità nel momento in cui saranno in grado di convincere i propri lettori ad alzare lo smartphone, puntare l‘obiettivo e portarli là dove li porta il cuore, la testa, il portafoglio e tutto il resto. In Italia la prima significativa esperienza è Nova24/IlSole24Ore. Ecco come Luca De Biase presenta il primo numero aumentato nel suo blog del 24 gennaio 2014: “Gli editori devono riappropriarsi della conoscenza sulle dinamiche innovative della tecnologia. Non perché da quella emerga il loro futuro di business. Ma perché senza di quella non c’è futuro. Gli editori attuali nascono dall’unione di due elementi: il controllo della tecnologia della stampa e il controllo del diritto d’autore per governare la relazione tra gli autori e il pubblico. L’innesto della pubblicità ha fatto il resto. Ma ora la tecnologia è sfuggita clamorosamente dal loro controllo. Il diritto d’autore è meno difeso. E la pubblicità va dove è più conveniente. Per cambiare le cose occorre conoscere la tecnologia, riconfigurare la relazione con gli autori e il pubblico (che non sono più così nettamente distinguibili), costruire nuovi modelli di business”.

La domanda non è quindi tanto se dobbiamo sfruttare la realtà aumentata per agganciare cervelli distratti dall’incessante bombardamento cognitivo ma cosa, come farlo e ponendoci quali limiti. Visto che questi nuovi canali aumentano – e consistentemente – il livello di capacità di apprendimento (Shelton & Hedley 2002; Schwald & de Laval 2003; Goldiez 2004, Kaufmann 2004). Perciò il primo approccio è affrontare il tema legato all’educazione e alla formazione. Riuscite a immaginare che cosa ne sarà, più prima che poi, dei libri di studio di ogni ordine e grado? Libri che proporranno la gestione della conoscenza si, ma anche dell’esperienza, del contatto, della partecipazione, della sperimentazione. Con i segni della realtà aumentata i libri diventeranno veri e propri forzieri multimediali e multicanali. Sappiamo bene che la convenzione libro sta per essere scardinata, distrutta, da file senza luogo né tempo, ne usura, né limiti quantitativi. Soprattutto aggiornabili in tempo reale. Una linea retta dall’asilo nido all’università. Processo inarrestabile da gestire. Ora.

E qui entra in gioco il nostro Mentore Luca Bonzi che dopo aver concepito e lanciato pochi decenni fa l’infografica (Centimetri) e in perfetta coerenza, si appresta a diffondere il verbo della realtà aumentata contribuendo a tracciare i nuvi mondi della grafica virtuale combinata con gli altri fantasmagorici scenari della gamification. Luca è il profeta della piattaforma Zappar in Italia e batte il territorio delle imprese pubbliche e private per proporre e convincere che aumentare la realtà non solo è possibile e conveniente ma anche un dovere nei confronti degli utenti – consumatori: “La realtà può essere aumentata in qualsiasi contesto: volantini, cataloghi, riviste, packaging ma anche siti web e addirittura capi di abbigliamento. Il tutto con estrema facilità e rapidità. Basta inquadrare la pagina con uno smartphone o un tablet e grazie a Zappar entrare in un mondo di immagini, suoni, video, effetti 3D, grafica e testi che dà una nuova vita ai contenuti. Una vita Amentata che può facilmente essere integrabile con la comunicazione e le App esistenti”.

Dietro le quinte si muove un altro – per i paladini della privacy preoccupante – mondo : quello della tracciabilità, della gestione dei dati di chi vive la realtà aumentata: “Per ogni codice utilizzato si possono leggere reportistiche di dettaglio sul numero degli ‘zap’ totali, su quelli unici, sul tempo medio e totale di interazione, informazioni sull’utilizzatore. Dati che si possono visualizzare in tempo reale grazie ad un pannello di controllo avanzato”. Per il marketing un invito a nozze.

C’è un segno al centro di questo mondo, solo un segno. Somiglia un po’ alla cicatrice di Harry Potter; una saetta, una z, come quella di Zappar. All’interno della sfera i soliti codici a barre, questa volta concentrici e sferici. “Un piccolo ma potentissimo codice che supera qualsiasi problema di gestione delle soluzioni AR standard quando si tratta di un invito all’azione, del recupero di immagini, navigazione dello spazio, dei nomi; della personalizzazione di contenuti e di prodotto; delle esperienze e analisi dei dati. Quando lo smartphone legge il segno e le barre intorno (40 in totale) configura miliardi di combinazioni possibili. Tutta la conoscenza del mondo…”

C’è un’altra dimensione che vogliamo sottolineare. Una realtà su tutte che merita di essere aumentata, e che ci consente di declinare il + in un’altra, emozionante, accezione: quella temporale. La realtà aumentata è la macchina del tempo che consente ai nostri beni culturali, di ogni ordine e grado artistico, architettonico e storico di arricchire la visione con citazioni, suoni, immagini e riproduzioni 3D che rianimano gli oggetti e valorizzano le testimonianze.

Ma questa è un’altra storia. Che stiamo scrivendo.