Per cambiare il passo dell’Italia nei nuovi mondi e modi del lavoro e dell’impresa digitale serve mentalità: capire che le cose guardate dal punto di vista dei dati cambiano. Quello che era impossibile diventa facile e a cascata (qualcuno afferma in maniera esponenziale) il puzzle si scompone e si ricompone.
Cambiando i fattori il prodotto cambia.
Come si fa a dare questa angolatura di visuale? Bisogna che le centrali culturali (scuola, famiglia, chiesa, imprese, e ovviamente media) si aprano giorno dopo giorno: tutti, tutto, deve parlare di quello che sta accadendo attorno a noi. In, su, con tra, fra persone e macchine. Invece che di morte e guerre – di cui certamente dobbiamo dare conto – occupiamoci di quanto di straordinario sta avvenendo attorno a noi: di persone che si guardano negli occhi a migliaia di chilometri di distanza; di persone che tornano a camminare, a sentire, forse a vedere; di oggetti che si materializzano distanza; di conti che tornano, di evasori che svaniscono. E ci fermiamo qui.
Parliamone e scriviamone sempre! Azione corale. Dalla base. Con tutti i mezzi.
Salutiamo con rispetto Diego Piacentini, vicepresidente di Amazon, in prestito al Governo per il digitale. Bella mossa, ad effetto. Sicuramente la multinazionale americana si farà sentire (dopo Cisco, Apple, Microsoft) e vedere a Palazzo Chigi. Siamo contenti, è cosa buona giusta.
Ma cominciamo a perdere l’orientamento con tanti capi e capipopolo e non sappiamo più a chi rivolgerci per perorare la causa. Fra commissari, direttori, presidenti, delegati e responsabili non è che ci incartiamo?
La strada per affermarsi nel mondo digitale (e forse anche in molti altri) non passa dai generali. Sarebbe un gioco da ragazzi e non lo è.