Qualche giorno fa in una delle tante lezioni nelle scuole superiori di Accademia+ abbiamo proposto a due classi di commentare una campagna, tra le vincitrici dell’ultima edizione del Premio Arete’, Mai Più Spose Bambine di Amnesty International.

Quello delle spose bambine è un tema straziante, per quanto lontano dal modo di vivere occidentale.

Secondo le stime dell’UNFPA 2015, 13,5 milioni di ragazze ogni anno nel mondo sono costrette a sposarsi prima dei 18 anni con uomini molto più vecchi di loro; 37 mila bambine ogni giorno a cui, di fatto, viene negata l’infanzia.  Spesso bambine di 10-12, isolate, sottoposte a violenze, costrette a gravidanze rischiosissime, schiave.

Eppure la reazione degli studenti è stata disincantata. “Sì è orribile, ma non possiamo farci niente”. “Non si può cambiare la cultura di altri paesi”.

Giovani già vecchi, inconsapevoli del loro potere, ma soprattutto dei loro diritti.

Questo mi ha ricordato l’importanza della sensibilizzazione.

Il 2 luglio 2015, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha adottato la prima Risoluzione sulla prevenzione e l’eliminazione dei matrimoni precoci e forzati. Il testo ribadisce che i matrimoni precoci e forzati rappresentano una violazione dei diritti umani, in particolare delle donne e delle bambine. La Risoluzione si rivolge agli stati e sottolinea l’importanza del coinvolgimento dell’intera società civile per rafforzare il monitoraggio e gli interventi di prevenzione a contrasto di questo fenomeno (United Nations, General Assembly, Resolution A/HRC/29/L.15).

Proprio questa settimana Amnesty International ha presentato il suo rapporto annuale e il direttore Ruffini ha dichiarato che “Il 2015 è stato uno degli anni neri per i diritti umani”

Molti governi hanno violato il diritto internazionale, 122 stati hanno praticato maltrattamenti o torture e 30 paesi hanno rimandato illegalmente i rifugiati verso paesi in cui sarebbero stati in pericolo. . Almeno 19 i paesi nei quali sono stati commessi crimini di guerra o altre violazioni delle “leggi di guerra”

60 milioni le persone costrette a lasciare le loro case e almeno 113 i paesi nei quali la libertà d’espressione e di stampa sono state sottoposte a restrizioni arbitrarie.  160 i paesi nei quali AI ha svolto ricerca o ricevuto informazioni da fonti credibili su violazioni dei diritti umani nel corso del 2015.

Numeri impressionanti e dietro ognuno si cela una storia, un essere umano violato, umiliato.

“I diritti sono in pericolo, considerati con profondo disprezzo da molti governi del mondo”, ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

Inquietante anche la sezione italiana, in particolare per la sezione dedicata all’esportazione delle armi all’Arabia Saudita (attualmente impegnata in un’azione militare in Yemen, nel quadro di un conflitto caratterizzato da attacchi indiscriminati contro le infrastrutture civili, prime tra tutti strutture sanitarie e dalle scuole), ma anche per la questione migranti e l’omofobia.

Credo che valga la pena ogni tanto soffermarsi a parlare con i nostri ragazzi, spiegare loro cosa sono i diritti umani, cosa significa concretamente la loro violazione, quanto li riguardi e soprattutto aiutarli a credere e a combattere per un futuro migliore.

I care, diceva Don Milani, ed è un motto che dovremmo ripetere ogni giorno in tutte le scuole del mondo.

Vi lascio con l’invito di Amnesty International a cantare una canzone  Here’s to you.

Mobilitiamo le persone per far pressioni sui governi perché i diritti umani siano rispettati. Sempre. Ovunque.

www.herestoyou.it

Il rapporto annuale di Amnesty è qui www.rapportoannuale.amnesty.it/2015-2016/